E ora a Jujuy tocca a Raúl Noro

La mattina del 14 luglio Raúl Noro, compagno di vita di Milagro Sala, ha saputo che c’era un ordine di arresto contro di lui. Visto il suo stato di salute, è stato deciso insieme ai suoi avvocati che la cosa migliore era presentarsi in tribunale e cercare di ottenere gli arresti domiciliari. E’ stato poi ricoverato in una clinica per eseguire gli esami che possano confermare come non sia il caso di rinchiuderlo in carcere.

La deputata del Parlasur Milagro Sala è in prigione dal 16 gennaio. Le accuse nei suoi confronti sono state in molti casi estorte con pressioni. Il suo crimine è aver chiesto con un accampamento pacifico nel centro di San Salvador de Jujuy un incontro con il governatore Gerardo Morales, per sostenere il lavoro nell’ambito della casa, del risanamento e delle opere pubbliche di tutte le famiglie coinvolte nelle cooperative della Tupac Amaru e di altre organizzazioni. Tutto questo è diventato “incitazione alla violenza”.

La storia di Milagro Sala è caratterizzata dalla lotta contro le ingiustizie, prima nell’ambito sindacale e poi attraverso la distribuzione di centinaia di tazze di latte per i bambini di Jujuy, una delle provincie più povere dell’Argentina. Gli anni Novanta del secolo scorso hanno segnato la resistenza alle politiche affamatrici dei neoliberisti, sfociate nei tragici eventi del 2001.

Dopo il 2000 la sua organizzazione di quartiere ha costituito cooperative di lavoro per venire incontro alle necessità della gente, abbandonata dallo Stato. Sono stati costruiti così case, parchi acquatici, ospedali, scuole, istituti secondari, asili nido, laboratori tessili, betoniere, fucine e molte altre cose. La Tupac Amaru è diventata un esempio di dignità, organizzazione e lavoro decentrato. E’ riuscita a realizzare con meno soldi più opere e di migliore qualità rispetto alle imprese private.

Arrivando al potere Gerardo Morales sapeva di dover distruggere la Tupac Amaru, se voleva realizzare il piano dell’alleanza Cambiemos di eliminare tutti i progressi realizzati durante i governi di Néstor e Cristina Kirschner. A tal fine ha creato una Corte Suprema “drogata”, alterato il funzionamento della giustizia e formato una squadra dedita a questa persecuzione sistematica, basata su denunce indimostrabili, presentate una dopo l’altra in modo da poter mantenere illegalmente la leader sociale in detenzione preventiva.

Raúl Noro, giornalista e militante umanista da decenni, è stato in prigione durante la dittatura di Onganía e del genocida Videla e ha dovuto andare in esilio.  Alcune settimane fa lo abbiamo ascoltato chiedere protezione per Milagro Sala e la costruzione collettiva rappresentata dalla Tupac Amaru e la rielezione di Milagro Sala come sua leader indiscussa. Era preoccupato per “la Flaca”, che in un’intervista radiofonica aveva espresso il suo dispiacere davanti all’evidenza che nella sua cara Jujuy “non c’era giustizia”, dichiarando che questo le toglieva la voglia di vivere.

Noro ha subito irruzioni arbitrarie e violente in casa sua, con danni alle pareti, ai pavimenti e al tetto, ha ricevuto minacce ed è stato sottoposto a una continua persecuzione. Oltre a Noro, accusato di “frode ai danni della pubblica amministrazione ed estorsione”, sono stati arrestati altri tre membri dell’organizzazione. Sia in Argentina che nel resto del mondo si sono tenute molte manifestazioni di denuncia delle azioni del governatore Morales.

Oggi è più che mai necessario tornare ad alzare la voce  ed esigere la fine di questa persecuzione, che viola i diritti umani e la legge. Il 15 luglio il Comitato per la Libertà di Milagro Sala ha convocato a  Buenos Aires una conferenza stampa per illustrare la situazione dei 4 ultimi arrestati e del resto dei loro compagni.

Condividiamo un messaggio registrato da Raúl Noro prima di recarsi al tribunale nº4 di Jujuy.

https://youtu.be/RZmDSojPLdI

 

E ora a Jujuy tocca a Raúl Noro

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